25 novembre 2009 alle 15:05 Spazi condivisi e traffico debole
Il video qui sotto mostra pedoni, bici, scooter, auto e autobus attraversare da varie direzioni un incrocio piuttosto trafficato. La particolarità è che non c'è nessuna forma di segregazione delle varie modalità di trasporto. Tutti condividono la stessa sede stradale, niente corsie ciclabili e anche la distinzione tra strada e marciapiede è piuttosto vaga. (segnalato da David Hembrow)
Colpisce in particolare l'assenza di segnaletica sia orizzontale che verticale ed il fatto che bici e pedoni utilizzino con grande libertà l'intera sede stradale percorrendo spesso traiettorie che potremmo definire ardite.
Si tratta di una applicazione delle teorie di Hans Monderman, urbanista olandese, che introdusse il concetto di shared space, ovvero di una viabilità caratterizzata dall'assenza di segnaletica e canalizzazioni. Questa situazione dovrebbe incentivare l'interazione e la mediazione tra i vari utenti della strada che concordano al volo precedenze e percorsi. E come conseguenza si dovrebbe ottenere una riduzione dell'incidentalità.
Ma funziona? Perchè i cosiddetti "utenti deboli" della strada, ovvero pedoni e bici, possono affrontare questo incrocio senza rischiare la pelle? La risposta è nel video ed è molto semplice: perchè gli utenti deboli rappresentano la maggioranza del traffico.
Esperimenti di "spazi condivisi" in zone con percentuali di traffico motorizzato superiore non sempre hanno avuto risultati positivi. E questo non fa altro che confermare che il fattore più importante per la sicurezza del ciclista urbano è la presenza massiccia di altri ciclisti urbani al suo fianco. Non l'uso del casco o l'incremento delle piste ciclabii.
Quindi temo che in Italia saremo costretti ad aspettare prima di poter abbracciare le teorie di Monderman ...

Marco |
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