1 ottobre 2009 alle 9:31 Casco o non casco
Chiunque si avvicini al tema "bici e sicurezza" viene presto coinvolto in discussioni sull'opportunità o addirittura l'obbligatorietà del casco protettivo per i ciclisti. Chiarisco subito la mia posizione: rendere obbligatorio l'uso del casco è il peggior dispetto che si possa fare alle nostre città!
E lo dico senza presupporre distinzioni per maggiori o minori di 16 anni o di qualunque altro limite di età. E, ovviamente, senza distinguere tra chi sulla bici pedala e chi viene trasportato, come ad esempio i bambini.
Troppo drastico? Intendiamoci, non ho nulla contro chi decide di usare il casco, una libera scelta comprensibile ed apprezzabile. Ma mi irritano le "campagne sociali" per incentivare l'uso del casco. Raccontare che si è sicuri in bici solo indossando un casco significa far passare il messaggio che pedalare è intrinsecamente un'attività pericolosa, di cui avere un po' di paura. E la cosa diventa ancor più odiosa quando queste campagne fanno leva sui timori dei genitori per l'incolumità dei loro bambini.
Ogni tanto temo di avere derive ciclo-talebane, e forse è vero, ma per fortuna sono in buona compagnia. Christoph Merkli (presidente di Pro Velo Svizzera, associazione elvetica per la tutela dei diritti del ciclista) ha recentemente espresso il suo parere in una lettera aperta che Doretta Vicini ha tradotto per Firenzeinbici:
Se si considera solo la superficie del cranio umano e la sua incolumità si può capire questo inno al casco, dato che in questo caso il casco può veramente essere utile, diminuendo l'entità dei danni superficiali. Ma se si guarda al problema più in profondità insorgono delle criticità. [...]
L'amara verità è che il casco non può purtroppo evitare nessun incidente. Al contrario aumenta il rischio di incidenti: uno studio inglese ha dimostrato che gli automobilisti si avvicinano maggiormente durante il sorpasso ai ciclisti che portano il casco. Inoltre il casco non aiuta neppure nelle lesioni al collo e al cervello e certamente neppure ad altre parti del cropo. Il casco, quindi, non è una protezione valida e non contribuisce gran ché all'incolumità del ciclista, come qualcuno potrebbe invece credere.
Sono invece certe le conseguenze di questa scelta scellerata: in Australia e Nuova Zelanda, due paesi che hanno introdotto l'obbligatorietà del casco, l'uso della bici è diminuito del 20% e in qualche caso del 40%. Basta leggere l'abstract di questo studio per capire quanti danni queste leggi hanno causato solo dopo pochi anni di applicazione. Se fossi un Australiano mi sentirei un po' pirla, o patacca. Fate voi.
Ne estraggo solo un breve passaggio: «Il maggior effetto della legge sull'obbligatorietà del casco non è stato quello di incoraggiare i ciclisti a portare il casco, piuttosto è stato quello di scoraggiarli ad usare la bici».
Tornando dalle nostre parti, Merkli conferma questo rischio di abbandono della bici:
Si deve concludere che queste campagne che alimentano la paura – soprattutto nei genitori – sono responsabili della notevole diminuzione dell'uso della bici nei bambini e nei giovani. Infatti, l'uso della bicicletta da parte di adolescenti in Svizzera si è dimezzato rispetto a quello dei loro coetanei di 15 anni fa.
A questo punto si sarebbe portati a quindi a pensare: "Meglio meno ciclisti sulle strade e meno danni cerebrali", ma è un'affermazione facilmente contestabile, giacchè uno dei fattori principali di sicurezza per i ciclisti è il maggior numero di ciclisti. In altre parole quando le biciclette sono numerose vi è maggiore attenzione nei loro confronti. E', infatti, proprio nei paesi come la Danimarca e l'Olanda con il maggior numero di ciclisti che si ha il minor numero di incidenti. E di caschi da quelli parti se ne vedono ben pochi!
Se ancora avete dei dubbi, date un'occhiata ai numeri. Questi grafici dicono più di mille parole.
Immagine da Copenaghenize
Marco |
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io sono testardo e vado in bici a roma. me la rischio. tantissime macchine pochissime biciclette. domenica scorsa due amichette di scuola di mia figlia, una sorellina e la mamma sono state investite (traumi cranici, fratture, coma farmaceutici... ma tutte vive). stavano attraversando la strada. se si rende obbligatorio il casco per i ciclisti, per gli stessi motivi bisogna imporlo anche ai pedoni.
Ho fatto anche io il ciclista a Roma per circa un anno e so bene quanto sia difficile e pericoloso.
Purtroppo il casco contribuisce molto poco alla sicurezza dei ciclisti. Basta guardare nei grafici il dato USA: il 38% dei ciclisti americani usa il casco, ma l'indice di mortalita' e 5 volte superiore a quello dell'Olanda dove il casco lo usa solo lo 0,1% dei ciclisti.
Chiunque sia stato in entrambi i Paesi capisce subito qual e' la spiegazione ... Molti ciclisti in giro, molta sicurezza.
A Roma ciclisti pressochè inesistenti e conseguente rischio alto.