Se stai pensando di acquistare una bici per portare i bambini a scuola o un triciclo per fare la spesa con comodità e sicurezza, allora sei capitato nel posto giusto! CicloUrbano ti aiuterà ad individuare il prodotto più adatto alle tue esigenze.
Per queste e per qualunque altra esigenza che riguardi cicli e tricicli intesi come mezzi di trasporto o lavoro contatta CicloUrbano, saremo felici di aiutarti.
Pare che in Olanda esista una minoranza di ciclisti a cui non piacciano le onnipresenti "bakfiets", ovvero le tipiche bici a due o tre ruote con il "cassone". Troppo lente, pesanti e ingombranti per il velocissimo traffico delle piste ciclabili olandesi. Che dire? Solo che sarebbe bellissimo avere anche da queste parti problemi analoghi ...
Il video qui sotto mostra pedoni, bici, scooter, auto e autobus attraversare da varie direzioni un incrocio piuttosto trafficato. La particolarità è che non c'è nessuna forma di segregazione delle varie modalità di trasporto. Tutti condividono la stessa sede stradale, niente corsie ciclabili e anche la distinzione tra strada e marciapiede è piuttosto vaga. (segnalato da David Hembrow)
Colpisce in particolare l'assenza di segnaletica sia orizzontale che verticale ed il fatto che bici e pedoni utilizzino con grande libertà l'intera sede stradale percorrendo spesso traiettorie che potremmo definire ardite.
Si tratta di una applicazione delle teorie di Hans Monderman, urbanista olandese, che introdusse il concetto di shared space, ovvero di una viabilità caratterizzata dall'assenza di segnaletica e canalizzazioni. Questa situazione dovrebbe incentivare l'interazione e la mediazione tra i vari utenti della strada che concordano al volo precedenze e percorsi. E come conseguenza si dovrebbe ottenere una riduzione dell'incidentalità.
Ma funziona? Perchè i cosiddetti "utenti deboli" della strada, ovvero pedoni e bici, possono affrontare questo incrocio senza rischiare la pelle? La risposta è nel video ed è molto semplice: perchè gli utenti deboli rappresentano la maggioranza del traffico.
Esperimenti di "spazi condivisi" in zone con percentuali di traffico motorizzato superiore non sempre hanno avuto risultati positivi. E questo non fa altro che confermare che il fattore più importante per la sicurezza del ciclista urbano è la presenza massiccia di altri ciclisti urbani al suo fianco. Non l'uso del casco o l'incremento delle piste ciclabii.
Quindi temo che in Italia saremo costretti ad aspettare prima di poter abbracciare le teorie di Monderman ...
Sono incappato per caso in questo video che esprime quello che penso io sull'utilizzo della bici in città. Spesso si cerca di convincere la gente ad utilizzare le bici con delle motivazioni "alte": perchè inquina meno, è meglio per il futuro del mondo, o cose di questo genere, verissime per carità, ma il vero motivo per usare la bici è perchè è divertente.
Posso solo aggiungere che se è divertente andare in bici da soli, lo è ancor di più quando si è in compagnia!
Mentre qua da noi riaffiorano periodicamente le accuse ai ciclisti urbani di costituire un pericolo per la circolazione e si alzano cori indignati di coloro che vogliono i ciclisti multati e decurtati di punti, in Olanda fanno partire una campagna Guida con il cuore [Rij met je hart] che parla direttamente agli automobilisti sottolineando la loro grande responsabilità nel traffico.
Questo quello che dice la voce narrante:
"Le auto di oggi sono zeppe di dispositivi per proteggere l'incolumità del guidatore. Cinture, airbags, ABS, controllo di stabilità, ... Ma c'è solo un dispositivo all'interno dell'auto che si preoccupa della sicurezza degli altri utenti della strada. Quel dispositivo sei tu. Guida con il cuore."
Da notare che il guidatore si ferma per consentire alla mamma in bici una manovra non propriamente corretta, ovvero una svolta a sinistra partendo dal lato destro della carreggiata. Non è casuale, è per rimarcare il fatto che l'auto è il vero elefante nel negozio di cristalli e per questo viene richiesto maggiore senso di responsabilità. Non penso che vedremo presto campagne del genere in Italia ...
Un trailer per bici che diventa trolley e, se necessario, carrello per la spesa da usare direttamente nel supermercato. E' questa in sintesi la descrizione di Leggero Max, progettato dagli studenti dell'ETH di Zurigo in collaborazione con la Brueggli.
Leggero Max pesa solo 7 Kg grazie alla struttura in alluminio ed al cassone in polipropilene da 40 litri suddiviso in due comparti. Per utilizzarlo come trailer è sufficiente montare una piccola staffa alla bici. Tutte le operazioni per convertirlo nelle sue varie forme sembrano piuttosto facili e rapide, ma mi piacerebbe poter fare una prova per confermarvelo.
Gli oggetti multifunzionali spesso rischiano di non assolvere in maniera degna a nessuna delle loro funzioni, ma in questo caso sembrerebbe proprio che i progettisti elvetici siano riusciti a realizzare un prodotto che allevia in maniera semplice e pratica le fatiche dello shopping.
Solitamente infatti ci si ritrova a dover trasferire i beni acquistati dagli scaffali del supermercato al carrello, dal carrello alle buste, dalle buste al bagagliaio dell'auto, dall'auto alla cucina di casa. Leggero Max consente di collocare la spesa direttamente nel suo bel cestone e portarsela comodamente sino a casa senza trasbordi.
Leggero Max esiste già da qualche anno e viene commercializzato sia per uso casalingo che per uso aziendale con la possibilità di richiedere cestoni con una organizzazione dello spazio interno adatta ad usi specifici.
Lanciato nel 2005, devo ammettere di averlo scoperto solo di recente e mi ha molto incuriosito. Così come curioso è il materiale video promozionale che vedete qui sotto.
Siamo finalmente pronti a inaugurare la mappa di CicloUrbano dei possessori di bici da famiglia e da carico. Bici con cassone, tricicli, tandem, trailer per bimbi e trailer per merci, ... Qualunque genere di bici "speciale" è benvenuto, inclusi i modelli autocostruiti! Ma quali sono le ragioni di tale mappatura?
Sappiamo bene che non è facile trovare in Italia negozi che vendano queste tipologie di bici, anzi molti dei modelli più interessanti non hanno nemmeno un importatore. Può quindi risultare piuttosto complicato, per chi sta valutando l'acquisto, farsi un'idea di quale sia il modello più idoneo alle proprie esigenze ed eventualmente organizzare una prova su strada.
La mamma che, ad esempio, stesse considerando l'idea di acquistare una bici adatta sia ad accompagnare i due figli a scuola che a fare la spesa si troverebbe subito davanti ad un primo dubbio: ciclo o triciclo? E, una volta fatta questa scelta, quale specifico modello?
Devo onestamente ammettere che non ho idea di quante Bullitt, Xtracycle, Gazelle Cabby, Onderwater, Christiania, ... ci siano in giro per l'Italia, ma sono certo che ve ne sono in numero sufficientemente elevato da consentire ai nuovi potenziali acquirenti di poterle toccare con mano senza recarsi ad Amsterdam o Copenhagen. E anche solo la possibilità di scambiare impressioni d'uso con il proprietario credo sia più preziosa di qualunque brochure o recensione. Ecco perchè abbiamo pensato di creare la mappa di CicloUrbano.
Per rendere la cosa più simpatica, abbiamo commissionato all'amico grafico Andrea Nicolini un set di icone da utilizzare come "pins" da piazzare sulla mappa in corrispondenza di ciascuna bici. Non preoccupatevi se non esiste ancora una icona che rappresenti esattamente il vostro modello: il set è in continua evoluzione.
Per aggiungere la tua bici "speciale" alla mappa di CicloUrbano è sufficiente compilare questo modulo, eventualmente allegando una o più foto della stessa. E a breve comparirà sulla mappa. Al momento la mappa è desolatamente vuota o quasi, quindi iniziate a spargere la voce! Grazie.
Il nuovo logo di CicloUrbano che vedete da qualche giorno sul sito è opera di Gabriele Quartero, grafico ed insegnante di cui ho avuto modo di apprezzare il talento grazie ad Antonio. Qui trovate una galleria di suoi lavori. Grazie Gabriele!
Sabato scorso a Bologna si è tenuto il rituale appuntamento mensile di Critical Mass. Questo bel video tratto da "I Like Bike", mostra la simpatica atmosfera che ha caratterizzato l'evento, ma anche il numero tristemente basso di partecipanti: una trentina di persone circa.
Un clima festoso, ma solo in apparenza. Slogan e canzoni esaltano la contrapposizione tra ciclisti e automobilisti, tra chi si ritiene consapevole e informato e chi invece beatamente ignora.
Non credo che grazie a Critical Mass la città di Bologna abbia guadagnato in questi anni anche un solo nuovo ciclista urbano, uno che stimolato da questo bel circo abbia deciso di lasciare l'auto in garage per recarsi al lavoro, a scuola o al supermercato in bici. E temo che questa considerazione valga non solo per Bologna, ma per tutto il movimento Critical Mass, attivo da 17 anni in centinaia di città nel mondo.
Non fraintendetemi, Critical Mass è una bellissima iniziativa! E anche con poche decine di partecipanti ha un fascino ed una forza innegabili. Certo essere in 20mila come è accaduto a Budapest lo scorso mese è ancor meglio, ma non lamentiamoci.
Personalmente sono a favore di qualunque forma di attivismo che contribuisca a far crescere quella cultura della bicicletta non più così vitale dalle nostre parti. Ben vengano quindi le Naked Bike Ride, le divertenti gare tra cargobike, il pedalare insieme tutti di tweed vestiti, ecc.
Ma credo che Critical Mass possa fare di meglio. Per farlo è sufficiente che si ricordi del suo scopo ultimo: convincere il maggior numero di persone ad usare la bici per i propri spostamenti quotidiani rinunciando all'auto.
Una modesta proposta
L'attivista di Critical Mass ha dalla sua un numero enorme di buone ragioni per gridare a tutti di abbandonare l'auto, ma occorre farlo coinvolgendo e non emarginando. E mi permetto di proporre una modifica al format corrente.
Individuare nella propria città tratti stradali particolarmente utilizzati, ovvero intasati, da chi si reca al lavoro in auto. Ad esempio: le arterie in uscita dalla città in direzione delle zone artigianali ed industriali o le direttrici dai quartieri residenziali verso gli uffici del centro.
Tenere i Critical Mass con cadenza settimanale ed in una fascia oraria di punta per il traffico pendolare. Consiglierei ogni venerdì, dalle 7 alle 9 del mattino.
Organizzare il percorso del Critical Mass su uno dei tratti stradali individuati, eventualmente con rotazioni settimanali. Ad esempio: settimane pari Critical Mass dalla città alla zona artigianale, settimane dispari Critical Mass dal quartiere residenziale al centro.
Coinvolgere nel Critical Mass coloro che normalmente usano la bici per su quel tratto di strada o su percorsi vicini, in modo che possano partecipare semplicemente con una piccola deviazione dalle loro abitudini quotidiane.
Rispettare tutte le regole del codice e tutte le tipologie di traffico.
Individuare un punto di arrivo del Critical Mass in cui poter incontrare con facilità i pendolari automobilisti. Ad esempio offrendo caffè e biscottini nel parcheggio di un grande azienda o all'ingresso di un ufficio pubblico.
Tutto chiaro? Bene, vediamo che effetto potrebbe avere questo genere di Critical Mass sul nostro protagonista, ovvero il sig. Automobilista. Innanzitutto conosciamolo meglio. Il sig. Automobilista va al lavoro in macchina ogni giorno, da sempre, ascolta sempre la stessa radio, percorre sempre la stessa strada. Insomma è uno come tanti, e come tanti non sente la necessità di cambiare.
Cosa penserebbe il nostro sig. Automobilista incrociando l'allegra brigata che ha sfilato sabato pomeriggio a Bologna? Probabilmente nulla, non scatterebbe alcuna identificazione ed i messaggi crudi urlati nei megafoni lo lascerebbero probabilmente indifferente.
Ma proviamo ad immaginarlo mentre, seduto in macchina verso l'ufficio, nota un bel gruppo di ciclisti che non sono nè freak da centro sociale nè sportivoni in lycra. Gli assomigliano parecchio questi ciclisti, hanno bici normali, la ventiquattrore nel cestino, e pedalano con un buon ritmo. Non sono a passeggio, ma nemmeno alla ricerca di un record.
E' venerdì, è di buon umore e pensa "forse potrei anche io prendere la bici per andare al lavoro". Sente che per usare la bici come mezzo di trasporto quotidiano non deve abbracciare una subcultura di cui non capisce contenuti e linguaggio. Può farlo semplicemente per le buone ragioni che questo gruppo di ciclisti urbani gli sta dimostrando semplicemente pedalando a fianco della sua auto.
E' consapevole che la salvaguardia dell'ambiente è un tema importante, ma non se la sente di prendere posizioni pubbliche. Pensa però che andare in bici al lavoro potrebbe essere una cosa simpatica da fare e che nel farlo non sarebbe solo, in quanto questi ciclisti sembra proprio che stiano andando a lavorare. Esattamente come lui.
Il gruppo pedala compatto, ma ordinato. Non lo stanno ostacolando nel suo percorso, non bloccano incroci, non lo obbligano ad arrivare tardi in ufficio. Ma sono lì accanto, diretti all'incirca dove va lui. Uomini e donne di ogni età, tra cui il sig. Automobilista nota anche qualche bella signora che decisamente non rinuncia alla sua eleganza per il solo fatto di andare in bicicletta.
Niente insegne, niente striscioni, niente cori. E anche bici ed abbigliamento sono assolutamente normali, niente di buffo o pittoresco. Al massimo una molletta per proteggere i pantaloni o la gonna.
E quando scende dall'auto se li ritrova allegri e cordiali che gli spiegano il senso dell'iniziativa Critical Mass, di cui ignorava completamente l'esistenza, e gli offrono caffè e biscottini. Ma sì, il nostro sig. Automobilista può seriamente iniziare a pensare di lasciare l'auto in garage. Questa Massa Critica non l'ha alienato o insultato, non l'ha fatto sentire in colpa, ma gli ha detto siamo tutti sulla stessa barca e se ti va ci trovi qui ogni giorno, perchè noi in bici ci andiamo appunto ogni giorno.
Finchè un giorno guardando dalla finestra dell'ufficio l'ormai ex sig. Automobilista vedrà scene come quella del video qui sotto e allora non ci sarà più bisogno di partecipare ad una Critical Mass e resterà solo la soddisfazione di essere parte della massa di ciclisti urbani.
Oggi Antonio Dini e Luca Tremolada mi hanno fatto qualche domanda su bici da famiglia e da trasporto durante NovaLab 24 su Radio24. Argomento della puntata erano i nuovi "feticci geek" e ho scoperto che tra macchinette del caffè hi-tech e robot casalinghi, la bicicletta possa dire la sua, specialmente la bicicletta come la intendiamo qui a CicloUrbano.
Non ci avevo mai pensato, ma direi che sono d'accordo. Nel cuore dello smanettone la bici ha sempre avuto un suo posto speciale e mi pare che questo fenomeno si vada diffondendo e radicando. Qui sotto trovate il link per scaricare l'audio dell'intera puntata, il mio intervento è dopo un paio di minuti.
E se, nonostante i miei sproloqui sull'opportunità di usare e promuovere l'uso del casco per i ciclisti, avete comunque deciso di mettervene uno in testa, spero che optiate per un casco Yakkay. Notevole anche il video che spiega come va correttamente posizionato ed aggiustato.